Appello dell’associazione nazionale D.i.Re al Governo

Posted by on Apr 8, 2014 in Comunicati Stampa, Comunicazione | 0 comments

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi: La violenza maschile contro le donne è una priorità da affrontare nel nostro Paese. Con l’insediamento del Suo Governo avevamo chiesto la nomina di una ministra per le pari opportunità, che fosse il punto di riferimento per coordinare tutti gli interventi e le strategie necessarie per contrastare il fenomeno e le discriminazioni che alimentano la violenza. Le Pari Opportunità non sono state assegnate ancora né ad un ministero né in delega. Il precedente Governo aveva avviato i tavoli di lavoro della task force interministeriale con un confronto tra istituzioni e associazioni per elaborare il nuovo Piano Nazionale Antiviolenza, individuando misure volte sia alla prevenzione del fenomeno che al sostegno e al rafforzamento delle vittime. Il Dipartimento per le Pari Opportunità stava svolgendo il suo ruolo istituzionale di coordinamento fra tutte le amministrazioni, centrali e decentrate. A questi tavoli abbiamo portato l’esperienza ventennale dei 65 Centri Antiviolenza aderenti a D.i.Re, che negli anni hanno accolto migliaia e migliaia di donne, costruito reti ed elaborato progetti di contrasto alla violenza. Abbiamo chiesto la realizzazione di tutte quelle misure e azioni previste dalla Convenzione di Istanbul e dalle direttive internazionali ancora inapplicate in Italia. Oggi il Piano Nazionale Antiviolenza non è stato ancora rinnovato. Il precedente Governo aveva deciso di distribuire ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio 17 milioni di euro per il biennio 2013-2014 come previsto dalla legge n. 119 del 2013, la c.d. legge contro il femminicidio. D.i.Re auspica che al più presto vengano assegnati ai Centri i finanziamenti stanziati, in un’unica soluzione, al fine di consentire continuità ai progetti di sostegno e aiuto alle donne che intraprendono percorsi di uscita dalla violenza. L’associazione nazionale D.i.Re chiede: Che la violenza maschile contro le donne sia una priorità nell’agenda politica del Suo governo; Che si concluda il confronto avviato tra le istituzioni e le associazioni nell’ambito della task force interministeriale, istituita dal precedente governo e coordinata dal Dipartimento per le Pari Opportunità; Che sia rinnovato il Piano Nazionale Antiviolenza; Che siano assegnati ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio i fondi previsti della legge n. 119 del 2013, individuando chiari criteri di distribuzione; Che l’attuale Governo si assuma l’impegno affinché i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio siano finanziati in maniera certa e costante, sottraendoli all’incertezza, alla sopravvivenza o al rischio di chiusura. Invitiamo tutte le associazione di donne, le cittadine e i cittadini, le/i parlamentari a sostenere il nostro appello affinché le donne che subiscono violenza siano accolte dai Centri Antiviolenza nel rispetto della loro autodeterminazione e della loro libertà. Chi volesse dare la propria adesione all’appello D.i.Re può scrivere a direcontrolaviolenza@women.it Scarica l’appello...

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D.i.Re: presentate le linee guida per i servizi sociali in tema di violenza contro le donne

Posted by on Mar 20, 2014 in Comunicati Stampa, Notizie | 0 comments

Sono state presentate ieri mattina nella sede nazionale dell’Anci, in Via dei Prefetti, 46 a Roma le Linee guida per l’intervento e la costruzione di rete tra i Servizi Sociali dei Comuni e i Centri antiviolenza, cherappresentano il primo importante e concreto impegno del Protocollo d’Intesa sottoscritto il 16 maggio 2013 dall’ANCI e dall’Associazione Nazionale D.i.Re Donne in Rete contro la violenza. Sono intervenuti Titti Carrano, presidente D.i.Re Donne in Rete, Alessandro Cosimi Sindaco di Livorno e coordinatore delle Anci regionali, Alessia De Paulis delegata Anci alle Pari Opportunità ed Anna Maria Zucca, consigliera regionale D.i.Re del Piemonte.Titti Carrano, presidente D.i.Re, ha posto l’accento sull’importanza del riconoscimento della violenza maschile contro le donne, che spesso viene confusa con il conflitto, e del lavoro di rete tra istituzioni e centri antiviolenza aderenti a D.i.Re. “Gli ostacoli nel collaborare, nel comunicare e nel condividere un’analisi di genere sulla violenza rappresentano un impedimento ad affrontare le situazione di violenza, le ingiustizie, i drammi e che rischiano di tramutarsi in un ulteriore danno nei confronti delle donne” . Ha aggiunto “Questa guida vuole anche essere uno stimolo per ulteriori approfondimenti da svolgere a livello locale tra i Centri antiviolenza e i Servizi Sociali dei Comuni e per creare condivisioni di pratiche e di saperi utili per affrontare un problema diffuso e complesso come la violenza contro le donne”. Alessandro Cosimi, coordinatore delle Anci regionali, ha espresso grande apprezzamento per il protocollo di intesa siglato lo scorso anno siè assunto l’impegno di sollecitare i Comuni a sottoscriverlo per rafforzare il lavoro di rete con i centri antiviolenza e ha garantito “piena disponibilità delle Anci regionali ad affrontare il problema”. “Abbiamo voluto focalizzare l’attenzione in particolare verso tutti que i Comuniche non presentano centri antiviolenza e non hanno strumenti adeguati per affrontare questo tipo di problematiche”– ha commentato Alessia de Paulis, delegata Anci alle Pari Opportunità. “In Abruzzo grazie alla collaborazione con la Regione, le Linee guida saranno stampate in un opuscolo che sarà distribuito a tutti i sindaci. Un contributo importante – ha concluso De Paulis– che speriamo si replichi in futuro anche nelle altre regioni”. Le linee guida sono disponibili sui siti internet di D.i.Re e www.anci.it e saranno diffuse e presentate in tantissimi Comuni italiani dall’associazione D.i.Re e le amministrazioni locali. Scarica il comunicato in formato...

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SWITCH-OFF: Supporto agli orfani testimoni di femminicidio

Posted by on Mar 12, 2014 in Comunicati Stampa | 0 comments

Che cosa ne è degli orfani di donne uccise per mano del marito o dal partner? Come vivono la loro vita da adulti? Il progetto europeo Switch Off del Dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli con la partnership dell’Associazionenazionale D.i.Re, dell’Università di Cipro e della Lituania, vuole comprendere quali risorse, supporti e strategie devono essere adottate per aiutare gli orfani di femminicidio ad elaborare e superare il trauma e definire linee guida di intervento. Per questo è importante raccogliere le testimonianze, anche a distanza di molti anni, degli adulti che hanno vissuto questa tragica esperienza nell’infanzia. Coloro che volessero dare un contributo possono contattare i/le referenti del progetto scrivendo a: info@switch-off.eue per avere informazioni sul progetto possono consultare il sitowww.switch-off.eu. Sarà garantita riservatezza e anonimato. I risultati di questo studio saranno utilizzati anche performare gli operatori dei servizi sociali, dei tribunali, delle forze dell’ordine e dei professionisti che entrano in contatto con i minori che hanno vissuto questa esperienza traumatica “Le testimonianze raccolte fino ad oggi rivelano storie di profonda solitudine, e difficoltà anche pratiche e materiali; –spiega Anna Costanza Baldry, coordinatrice del progetto– è importante uscire dall’ottica dell’emergenza e pensare a progetti di sostegno a lungo termine per i minori che hanno vissuto questa esperienza. Dobbiamo garantire risposte adeguate ai loro bisogni e non dimenticare che spesso sono vittime di uno Stato che non ha avuto la capacità di intervenire efficacemente per impedire il femminicidio”. Sappiamo che uno sradicamento così violento dagli affetti ha conseguenze gravi: chi subisce questo trauma o addirittura assiste all’uccisione della madre è un soggetto ad alto rischio di disturbo post traumatico cronico, di suicidio, delinquenza, abuso di sostanze, depressione. In dodici anni, in Italia sono stati circa 1500 gli orfani per femminicidio e non abbiano studi che ci dicano come è stata la loro vita dopo la perdita della madre. Scaricare il comunicato in formato...

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8ª Indagine sui Femicidi in Italia realizzata sui dati della stampa nazionale e locale

Posted by on Mar 7, 2014 in Comunicati Stampa | 0 comments

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Casa delle donne di Bologna, rende pubblica l’8ª indagine sul femicidio in Italia, condotta per l’anno 2013, da un gruppo di volontarie mediante l’esame della stampa nazionale e locale. Abbiamo iniziato a condurre queste indagini sin dal 2005, per colmare il vuoto di conoscenza sul fenomeno dei femicidi esistente nel nostro paese, che permane a tutt’oggi, seppure moltissime siano state quest’anno le iniziative intorno al tema femminicidio in Italia. L’indagine del fenomeno infatti, in mancanza di statistiche e di raccolta dei dati nelle sedi ufficiali, resta per lo più un’iniziativa della società civile, come dimostra l’importante contributo di una Graphic Designer genovese, Sara Porco, che con le Girl Geer Dinners di Milano, che ha creato il sito “Stop al Femminicidio” e l’applicazione “La mappa dei Femicidi“, dove sono accessibili i nostri dati a partire dal 2005. Anche con l’indagine 2013 intendiamo mettere in rilievo il legame tra femicidio e violenza di genere, di cui il primo rappresenta la forma estrema e sicuramente più visibile, e quanto il contrastare l’uno e l’altra richieda di mettere in campo politiche strutturali ed efficaci sia per la protezione delle singole vittime, che per il cambiamento della cultura patriarcale che li sostiene ed alimenta. L’anno 2013 segna un incremento del dato rispetto agli anni precedenti, con 134 donne uccise. La media annuale per i 9 anni in cui abbiamo condotto le indagini, segna 116 casi per anno. Anche nel 2013 abbiamo rilevato il dato delle donne prostitute o prostituite uccise (13 in numero assoluto), ritenendo che il femicidio come estrema forma di violenza di genere comprenda le uccisioni per mano maschile di donne che esercitano, volontariamente o in maniera coatta, l’attività di prostituzione. Come nell’indagine 2012 dedichiamo un approfondimento ai tentati femicidi da cui emerge un dato assoluto di 83 casi. Esso va ritenuto totalmente sottostimato perché la stampa non riporta tutti i casi realmente accaduti e per avere la reale dimensione del fenomeno sarebbe necessario avere a disposizione i dati provenienti dalle Questure. L’elevato numero di casi di violenza gravissima ci porta a considerare quanto la violenza maschile contro le donne sia diffusa, e pericolosa per la vita delle donne, posto che come i Centri antiviolenza hanno da sempre denunciato, affermando nessun atto violento ai danni delle donne possa essere tollerato, la violenza tende ad aumentare di frequenza e di quantità, e può portare alla morte. Nel 2013 restano confermati i dati dei femicidi risultanti dalle indagini degli anni precedenti: i femicidi riguardano per lo più donne italiane (70%), sono commessi da uomini italiani (70%), interessano tutte le fasce di età pur se si riporta quest’anno una incidenza maggiore nella fascia di età tra...

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Un 8 marzo per dire che le donne devono contare di più

Posted by on Mar 6, 2014 in Comunicati Stampa | 0 comments

 Ricerche, dati, progetti, iniziative della Casa delle donne Ancora una volta si celebra l’8 marzo in un panorama sconfortante per quanto riguarda l’Italia. La nuova ricerca europea presentata in questi giorni ci dice che in Europa un terzo delle donne adulte ha subito violenze fisiche o sessuali nel corso della sua vita. L’Italia, con il suo 27%, non è in cima alla classifica, occupando un posto intermedio nella lista, ma – a differenza di quasi tutti gli altri paesi – non ha ancora predisposto e attuato un Piano d’azione nazionale a contrasto della violenza di genere. Non solo, il nuovo governo Renzi non ha nemmeno attribuito la delega alle pari opportunità! Nonostante la ratifica della Convenzione di Istanbul dunque, le donne italiane continueranno a non avere un livello di protezione degno di un paese che si assume la responsabilità di fermare gli autori, prevenire la  violenza e sostenere le vittime nel loro difficile percorso di uscita dalla violenza. Eppure le donne si attivano sempre più chiedendo aiuto ai centri antiviolenza: nel 2013 la Casa delle donne ha accolto ben 108 donne in più dell’anno precedente (nel 2012 sono state 627): 735 donne, di cui 665 donne che si sono rivolte al Centro per la prima volta durante il 2013, e altre 70 donne che hanno proseguito un percorso di accoglienza iniziato nell’anno precedente. Delle donne che hanno chiesto aiuto per la prima volta, il 92% lo ha fatto per motivi di violenza. Il 63% sono italiane e il 37% straniere (con un aumento di 5 punti percentuali delle straniere rispetto l’anno precedente), il 72% ha figli (+ 6 punti percentuali), il 17% ha subito stalking, e ben il 21% ha fatto denuncia (secondo i dati Istat 2007, le donne che denunciano sono solo dal 4 al 9% a seconda dell’autore e del reato). Nei 3 rifugi segreti e nei 7 minialloggi di transizione verso l’autonomia nel corso del 2013 sono state ospitate 37 donne e 40 minori. Altre 37 donne e 48 minori sono stati ospitati nella casa rifugio d’emergenza “SAVE”, dedicata alle vittime ad alto rischio, attiva da dicembre 2012 grazie un finanziamento del Dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri[*]. Questo nuovo progetto ha permesso la realizzazione di una pronta ospitalità per l’intero territorio provinciale di Bologna, una risposta innovativa alla gestione dell’emergenza per vittime ad alto rischio attraverso una qualificazione specialistica del personale, l’ottimizzazione e la messa in rete delle risorse esistenti. Il progetto Oltre la strada nel 2013 ha preso in carico 21 donne, oltre alle 18 già in carico dagli anni precedenti. Di queste, 11 sono state ospitate nella struttura protetta del progetto, le restanti in altre soluzioni abitative. La nazionalità...

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