08/03/2012: Comunicato stampa: Ancora un 8 marzo di sangue

Posted by on Mar 7, 2012 in Comunicati Stampa, Dati, Notizie | 0 comments

I femicidi continuano Dopo la strage di Brescia di qualche giorno fa, dopo che ieri a Piacenza e a Verona due donne sono state uccise dai partner, anche oggi a Minerbio (BO) due donne sono state accoltellate da un familiare. 120 le donne uccise in Italia nel 2011 per motivi di genere, secondo la rilevazione della Casa delle donne sulla stampa nazionale, da oggi online: http://www.casadonne.it/cms/images/pdf/pubblicazioni/materiali/uomini_che_uccidono_le_donne2012.pdf Grazie ai centri antiviolenza finalmente si diffonde sempre di più il termine femicidio per definire questi delitti motivati dall’odio verso le donne, dalla volontà di controllare, opprimere, infine annientare il loro corpo, la loro vita, spesso insieme a quella dei loro figli/e. Secondo dati della Polizia di Stato, nel 2010 2.300 donne hanno subito lesioni personali, 7.000 hanno subito percosse e 3.500 violenze sessuali. E’ un massacro che va fermato: le storie delle donne uccise ci dicono che di botte si muore, che a volte non basta denunciare, ma servono maggiori strumenti di protezione per le vittime e di contenimento dei maltrattanti, occorre un impegno più forte e su più fronti. Nel 2011 la Casa delle donne ha accolto 618 donne, il 94% per motivi di violenza, ha ospitato 24 donne e 22 bambini/e. Si tratta di donne italiane nel 60% dei casi, quasi il 70% ha figli/e che vengono maltrattati o assistono alla violenza (tutti i dati 2011 a: www.casadonne.it). La crisi e i tagli effettuati sui bilanci degli enti locali diminuiscono le risorse destinate al centro antiviolenza, proprio nel momento in cui le donne arrivano sempre più povere a chiedere aiuto: circa il 70% di loro dichiara un reddito insufficiente o inesistente. La dipendenza economica è uno dei fattori chiave che rende difficoltoso il percorso di uscita dalla violenza. La realizzazione di politiche di genere e a sostegno delle donne vittime di violenza va proseguita con più decisione, i centri antiviolenza non vanno lasciati soli accanto alle donne vittime di violenza e ai loro bambini/e.     Presidente Susanna Bianconi – tel. 347 7637168 Ufficio stampa – tel. 340...

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Accoglienza

Posted by on Nov 30, 2010 in Dati | 0 comments

L’ACCOGLIENZA: DATI GENERALI DI ACCOGLIENZA 1990 – 2010 (formato pdf) Dati attività Casa delle donne per non subire violenza Anni 2006 – 2008 Dati delle donne accolte Anni 2008 – 2009 – 2010 (formato pdf)   Il tipo di intervento adottato alla Casa delle donne è caratterizzato dall’importanza assegnata alla relazione tra donne. Per costruire libertà e autonomia femminili anche in situazioni di grande disagio e sofferenza come queste, si punta cioè sul rapporto che si instaura tra la donna che viene accolta e l’operatrice. La relazione viene agita su un piano di reciprocità. L’operatrice riconosce il punto di vista della donna, il suo desiderio, la sua progettualità, confermandole una specifica competenza sulla propria situazione. La donna che si rivolge al Centro con una richiesta di aiuto riconosce implicitamente la competenza relazionale dell’operatrice, la sua esperienza sul problema della violenza e la sua conoscenza delle risorse presenti nel territorio. Colloquio telefonico Generalmente il primo colloquio è telefonico. L’operatrice che risponde, se la donna può parlare liberamente, raccoglie la sua esperienza, rassicura l’interlocutrice sull’anonimato e la segretezza del colloquio e cerca di stabilire con lei una comunicazione significativa. Il primo passo è aiutare la donna a esplicitare il suo bisogno e il suo problema e quindi di verificare se c’è una competenza del Centro, spiegando nel contempo cosa esso può offrire. L’operatrice può dare informazioni utili per affrontare nell’immediato la situazione e proporre infine un colloquio su appuntamento. Colloquio personale Il colloquio viene proposto alla donna come uno spazio privilegiato in cui poter esprimere vissuti, raccontare l’esperienza e vedere insieme quale percorso intraprendere per uscire dalla violenza. Il lavoro dell’operatrice consiste nel leggere e rimandare alla donna i punti di forza che emergono dal suo stesso racconto, nel contenere l’angoscia, nel ridimensionare fantasmi di uomini onnipotenti o di situazioni prive di sbocchi. Individuati insieme i problemi da affrontare e stimate l’entità e la qualità delle risorse disponibili, si stabilisce con la donna una serie di obiettivi concretamente realizzabili, in un progetto con tempi e compiti il più possibile definiti. All’interno di questo progetto l’operatrice sostiene la donna nella sua attività di contatto con i servizi, la polizia, le avvocate, ecc. fornendo informazioni, fungendo da collegamento e vincolandosi ad operare con il suo consenso mediazioni per lei vantaggiose. Il colloquio può diventare così un’occasione importante per individuare e nominare l’oppressione, decolpevolizzarsi e abbandonare gradualmente comportamenti auto-vittimizzanti, trovare risorse interne e strade concrete per cambiare la situazione...

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