UN SERVIZIO CONTRO LA PROSTITUZIONE COATTA
Premesse politiche
La prostituzione in strada è oggi costituita in prevalenza assoluta da donne straniere clandestine, generalmente sottoposte a sfruttamento economico ed estorsione da parte di vari soggetti che entrano con ruoli diversi nell’organizzazione del viaggio e nella gestione della prostituzione in Italia.

Dati sulle donne accolte dal 2002 al 2011

Per fornire un quadro del lavoro svolto dal Progetto “Oltre la strada” tra il 2002 e il 2011 dati riguardanti il numero complessivo di donne seguite nel loro percorso di regolarizzazione e di inserimento socio-lavorativo e il numero di nuove prese in carico. Viene inoltre considerato un dato riguardante le prestazioni effettuate nel periodo considerato


La nostra esperienza si situa nell’accoglienza, sostegno e nell’inserimento sociale di donne che sono fuggite dalla strada e hanno denunciato i loro sfruttatori. Questo lavoro ci ha consentito di venire a contatto diretto con le loro storie e di conoscere più profondamente percorsi di vita e motivazioni di giovani donne che, innanzitutto, hanno scelto di emigrare ad ogni costo perché non individuavano possibilità di realizzazione nei loro paesi. Questa è la storia che accomuna le donne da noi accolte insieme al fatto che spesso le stesse hanno lasciato famiglie d’origine disgregate e violente o hanno lasciato figli in affido a parenti perché sole e senza reddito.
Un dato emerge dalle storie delle donne: l’enorme esposizione alla violenza da parte di chiunque, sfruttatori e clienti, durante lo svolgimento della prostituzione. Il permesso di soggiorno alle vittime di tratta come è stabilito dalla legge italiana, pur essendo il migliore in Europa perché consente una reale possibilità di inserimento sociale, offre la possibilità ad un numero molto limitato di donne di uscire da una condizione di marginalità spesso assoluta.

Storia del progetto
La Casa delle donne che gestisce sin dal 1990 un centro di accoglienza fu contattata, alla fine del 1993 dalla Polizia con la richiesta di ospitare in emergenza, ragazze straniere fuggite dagli sfruttatori. Iniziammo con ciascuna un percorso che portò ad attivare le risorse necessarie per riallacciare i rapporti con la famiglia d’origine, rientrare in patria con il nostro supporto, garantire le condizioni di sicurezza e offrire aiuto specialistico.
Quest’esperienza, complessa e fuori dal nostro campo d’intervento, ci ha condotte a collaborare con la Caritas, l’Associazione Ritorno al futuro e il Comune di Bologna: nell’aprile del 1995 fu attivato il progetto “Garantire alle donne il diritto a non prostituirsi” per accogliere donne straniere, clandestine, vittime di tratta e sfruttamento della prostituzione. Titolare del progetto era il Comune di Bologna, gli enti attuatori la Casa delle donne e la Caritas per gestire l’accoglienza, l’Associazione Ritorno al futuro per gestire borse lavoro ed l’inserimento lavorativo.
Nel 1998 è stata introdotta la nuova legislazione sull’immigrazione che comprende la possibilità per le donne vittime di tratta di ottenere il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, consente di lavorare e successivamente un normale permesso di lavoro.
Le misure di protezione e di assistenza alle vittime della tratta sono previste dal Testo Unico sulle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Decreto legislativo del 25 luglio 1998, n°286).

Illustrazione delle attività
Le donne accolte dal servizio Oltre la strada, giungono alla Casa delle donne generalmente su invio delle Forze dell’Ordine oppure tramite conoscenti, anche amiche che già si erano rivolte all’associazione. Se giungono senza aver fatto denuncia e intendono farla, le aiutiamo, in accordo con la Polizia e talvolta fornendo l’interprete.
Se la donna intende tornare in patria (scelta sempre più rara), l’aiutiamo a farlo generalmente col supporto dell’O.I.M. (Organizzazione Internazionale Migranti).
L’ospitalità è riservata a donne maggiorenni vittime di tratta e di sfruttamento della prostituzione, e i percorsi possono prolungarsi anche per oltre un anno prima di arrivare all’autonomia.
La maggior parte delle donne rientra nella fascia d’età fra i 18 e i 25 anni e attualmente proviene principalmente dai paesi dell’ex Unione Sovietica (Ucraina e Moldavia) e dalla Romania e dalla Nigeria (prima vi erano stati picchi di albanesi e di yugoslave). La valutazione della presa in carico dipende oltre che dalle possibilità di accoglienza del momento, dalle reali possibilità e motivazioni della donna ad entrare nel programma di inserimento sociale, il cui abbandono avrebbe come conseguenza la perdita del permesso di soggiorno.
Le donne possono essere anche seguite territorialmente se hanno già una situazione abitativa e di vitto autonoma (generalmente con il fidanzato) e possono seguire ugualmente un programma a distanza.
Vengono proposti di corsi di orientamento al lavoro con inserimento e stage finalizzati all’assunzione e all’interno della Casa delle donne sono organizzati permanentemente corsi di alfabetizzazione individuali e collettivi.

Personale e risorse
Nel progetto si realizza nell’attività di accoglienza e ospitalità a donne vittime di tratta e vengono inoltre svolti colloqui, contatti, segretariato sociale condividendo la rete di risorse con la Casa delle donne.
Il personale retribuito impiegato, formato dalla Casa delle donne anche attraverso una formazione permanente, è di 3 operatrici part-time, di cui una coordina il progetto,  una è mediatrice culturale di lingua russa e moldava-rumena, mentre la terza è operatrice nella casa. Collaborano diverse volontarie e tirocinanti con una presenza e competenza variabile e una avvocata volontaria che al bisogno assiste le donne o le accompagna ad esempio quando sono testi in un processo.
Disponiamo dal 1998, di un appartamento da 9 posti assegnatoci dal Comune di Bologna ma il finanziamento è sempre molto ristretto e non permette avviare ricerche, iniziative di sensibilizzazione, formazione, prevenzione e iniziative pubbliche sull’argomento, anche se la Casa delle donne spesso a livello di impegno volontario si impegna in iniziative specifiche sull’argomento.
La convenzione con il Comune di Bologna, sottoscritta ormai dal 1995, purtroppo non ha un carattere di stabilità e quindi ogni anno deve essere riformulata. Questo non permette una programmazione e qualificazione maggiore.