La vicesindaca di Bologna Emily Clancy ha letto in Consiglio Comunale alcune delle offese e degli insulti ricevuti in seguito alla sua presa di posizione sulla vergognosa campagna dei padri separati. “Come Centri Antiviolenza del territorio – commentano Casa delle donne per non subire violenza, UDI Bologna, SOS Donna, Mondodonna, Trama di Terre Imola e Associazione Per le donne di Imola – vogliamo esprimere la nostra totale solidarietà a Emily Clancy per gli attacchi ricevuti, che niente hanno a che fare con lo svolgimento democratico del dibattito politico e tutto con la misoginia e la violenza contro le donne”.
Supportiamo la sua decisione di denunciare l’accaduto pubblicamente nella sede politica che aveva dato inizio alla campagna d’odio, visto che gli insulti sono iniziati dopo un suo intervento in question time il 21 marzo. Intervento che peraltro ci trova vicine, perché da anni denunciamo la violenza patriarcale che si cela dietro alle associazioni dei padri separati.
Sappiamo che dietro agli appelli alla bigenitorialità si cela il desiderio di disconoscere e controllare le testimonianze delle donne. Ogni anno lottiamo al fianco di centinaia di donne che in sede di tribunale civile vedono disconosciuta la violenza agita nei loro confronti e sui loro figli, in nome della difesa della “bigenitorialità”. Il problema in Italia non è certo che agli uomini venga tolta la tutela dei figli: al contrario, anche in caso di violenze conclamate nei confronti dei minori, bambini e bambine vengono ancora costrette a vedere i padri anche quando non vorrebbero, e le madri che tentano di proteggerli vengono accusate di “alienazione parentale”. Ma ad alienare i padri non sono certo le madri: sono i loro atteggiamenti violenti e controllanti.
La comunicazione portata avanti da queste associazioni mira a oscurare e mistificare le ragioni della violenza di genere ribaltandone le dinamiche. La campagna di affissioni fatta recentemente in città è espressione proprio di questo tentativo mistificatorio. E la risposta violenta e misogina alle critiche, che vediamo all’opera anche in questo momento, ci dimostra ancora una volta l’atteggiamento misogino e patriarcale che si nasconde dietro a queste associazioni.
L’attacco nei confronti di Emily Clancy non è “il gesto di qualche psicopatico o persona con problemi”. Questo tipo di lettura disconosce la violenza di genere: la natura degli attacchi subiti da Clancy è chiaramente misogina e patriarcale. La vicesindaca non viene criticata per le sue scelte politiche, ma insultata in quanto donna e femminista.
Questa lettura estremamente patologizzante, che equipara la malattia mentale alla violenza di genere si ripropone fin troppo spesso anche nei casi di violenza domestica e femminicidi. Lo ribadiamo: gli uomini violenti non sono malati. Sono il prodotto sano della società in cui viviamo e di una cultura che è tuttora dominante. È una narrazione dannosa non solo perché riproduce lo stigma sulla salute mentale, ma anche perché viene spesso usata per non credere ai racconti delle donne. L’idea che un uomo per essere violento debba avere “qualche tipo di problema” contribuisce alla vittimizzazione secondaria nei tribunali penali e civili, dove le donne non vengono credute anche perché gli uomini violenti non rispecchiano affatto questo stereotipo. Ma ad agire violenza sono uomini “qualunque”, di qualsiasi contesto socioeconomico e di provenienza, così come a subirla siamo tutte noi.