Non esistono omicidi passionali. Ma quello di Sofia Stefani potrebbe essere un femminicidio

A 50 metri dal luogo dove Sofia Stefani è stata uccisa si trova lo sportello Via dalla violenza – spazio Angela Romanin. Uno sportello che la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna ha aperto nel 2017, e che nel 2023 ha accolto 48 donne. Uno sportello che anche Sofia Stefani aveva attraversato, nel suo ruolo all’interno delle forze dell’ordine, per prendere parte ad una formazione sulla violenza contro le donne.

Prima di tutto ci stringiamo a Sofia e a tutte le persone che le volevano bene. Ci auguriamo che gli inquirenti riescano a fare luce sulle dinamiche della vicenda quanto prima, e che nel frattempo la narrazione di quanto successo non si tramuti in un ulteriore violenza sul corpo di Sofia. Per questo abbiamo deciso di intervenire in questa narrazione per sottolineare alcuni punti fondamentali.

Da quanto è emerso finora, sembra possibile che si tratti di un femminicidio. Con femminicidio facciamo riferimento a quei casi in cui una donna viene uccisa in quanto donna. Con questo non ci limitiamo ad indicare crimini d’odio espliciti, ma tutti quei casi in cui a creare i presupposti per la violenza è la cultura patriarcale in cui viviamo. Purtroppo, notiamo che molti degli articoli dedicati alla notizia parlano di “delitto passionale” o “movente sentimentale”. Ancora una volta ci troviamo a chiederci cosa significhi esattamente questa locuzione e a ribadire che la violenza sulle donne non ha niente a che fare con la passione o con i sentimenti. È una questione di potere.

E di questioni di potere, in questa storia, ce ne sono molte. Ci stupisce che a fronte di tante speculazioni sulla possibile relazione sentimentale tra Sofia Stefani e Giampiero Gualandi si sia prestata così poca attenzione alla relazione di potere che intercorreva tra i due. Gualandi non era un collega – come è stato più volte indicato – ma il capo di Sofia Stefani. All’interno di una struttura dove la gerarchia è particolarmente importante, l’autore dell’omicidio – possibile femminicidio – era il commissario capo della polizia locale, mentre Sofia Stefani era una vigilessa precaria a cui non era stato rinnovato il contratto. Gualandi ricopriva anche un ruolo nel sindacato della sua categoria, e secondo alcune ricostruzioni emerse sui giornali si era offerto di aiutarla in seguito al mancato rinnovo del contratto. Sempre stando a quanto riportato dal Resto del Carlino, tra l’altro, nel 2014 Gualandi era stato querelato per molestie da una collega, ma la vicenda si era risolta con il ritiro della denuncia da parte della donna.

Infine, il luogo dove Sofia Stefani è stata uccisa non è un luogo neutro. Se dovesse confermarsi l’ipotesi di femminicidio, il fatto che si sia consumato all’interno degli uffici della polizia locale e con una pistola d’ordinanza sarebbe un segnale preoccupante. Sappiamo che non esistono luoghi o istituzioni esenti dalla violenza di genere, e immaginiamo l’effetto che una notizia come questa può avere su tutte le donne che potrebbero desiderare chiedere aiuto per uscire da una situazione di violenza. Per questo ci sembra importante ribadire che i centri antiviolenza sono sempre aperti ed è possibile chiamarci al 051-333173. La chiamata ad un centro antiviolenza non implica l’obbligo di denuncia, e qualsiasi ulteriore passo viene deciso insieme, sempre a partire dalla volontà della donna.