Rete degli sportelli e dei Centri antiviolenza universitari: un impegno condiviso contro la violenza di genere

Le università non sono solo luoghi di studio e ricerca: sono comunità in cui migliaia di persone vivono, lavorano e costruiscono relazioni ogni giorno. Per questo hanno anche la responsabilità di promuovere ambienti sicuri, inclusivi e capaci di prevenire e contrastare ogni forma di violenza di genere. Da questa consapevolezza nel 2023 è nata la Rete degli sportelli e Centri antiviolenza universitari, una collaborazione nazionale che mette in connessione atenei, Centri antiviolenza e organizzazioni specializzate per condividere competenze, esperienze e strumenti. L’obiettivo è rafforzare i servizi di ascolto e supporto presenti nelle università e costruire un sistema sempre più efficace nel prevenire la violenza, accompagnare chi la subisce e promuovere un cambiamento culturale duraturo.

Negli ultimi anni diversi atenei italiani hanno quindi attivato, all’interno delle proprie strutture o attraverso convenzioni con Centri Antiviolenza del territorio, servizi dedicati alle donne e alle persone trans, binarie e non binarie che vivono o hanno vissuto situazioni di violenza di genere. La Rete nasce come uno strumento per aumentare l’efficacia collettiva e la capacità di risposta coordinata e sistemica al fenomeno della violenza di genere, e per sviluppare strategie comuni su scala nazionale. 

Perché una rete nazionale?

Affrontare la violenza di genere richiede risposte coordinate, competenze specifiche e un confronto continuo tra chi opera quotidianamente in questo ambito. La Rete permette di superare l’isolamento dei singoli servizi, favorendo lo scambio di buone pratiche, metodologie e strumenti operativi. Lavorare insieme significa anche poter analizzare in modo condiviso i bisogni emergenti all’interno delle comunità universitarie, individuare criticità comuni, progettare iniziative di prevenzione, sviluppare attività di ricerca e raccogliere dati utili a orientare politiche sempre più efficaci contro la violenza di genere. La collaborazione tra gli atenei contribuisce inoltre a garantire standard elevati nella formazione delle operatrici e a rafforzare la qualità dei servizi offerti, nel rispetto dei principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul.

Come è organizzata la Rete

La Rete si sviluppa su due livelli, distinti ma strettamente collegati: il primo è il livello di adesione e coordinamento, al quale partecipano le università e le organizzazioni che gestiscono Sportelli o Centri antiviolenza universitari, sia direttamente sia attraverso convenzioni con gli atenei. Questo livello rappresenta lo spazio di confronto, collaborazione e condivisione tra tutte le realtà aderenti e promuove iniziative comuni di prevenzione, sensibilizzazione e formazione. Accanto a questo lavora il Sottogruppo strategico e metodologico femminista e transfemminista, composto esclusivamente dalle organizzazioni che gestiscono direttamente percorsi di uscita dalla violenza e che condividono un approccio femminista e transfemminista intersezionale. Questo gruppo definisce gli indirizzi politici, metodologici e operativi della Rete, garantisce la coerenza degli interventi e tutela la qualità delle pratiche adottate.

I principi che guidano la Rete

Entrare a far parte della Rete significa condividere alcuni principi fondamentali. Gli Sportelli e i Centri aderenti operano secondo i criteri della Convenzione di Istanbul, riconoscendo la violenza di genere come un fenomeno strutturale e garantendo servizi gratuiti, riservati e rispettosi dell’autodeterminazione delle persone accolte. Ogni servizio si impegna a offrire ascolto, informazione e orientamento, assicurare la tutela della privacy e, quando richiesto, l’anonimato, evitare qualsiasi forma di vittimizzazione secondaria, non ricorrere a pratiche di mediazione familiare o conciliazione nei casi di violenza e collaborare con i Centri Antiviolenza del territorio per garantire, quando necessario, percorsi specialistici di protezione, supporto legale, psicologico e di ospitalità. Le organizzazioni che fanno parte del Sottogruppo strategico devono inoltre possedere una consolidata esperienza nella metodologia femminista dell’accoglienza, un’adeguata formazione sul contrasto alla violenza maschile e di genere e partecipare attivamente allo sviluppo delle linee metodologiche e politiche della Rete.

Una governance orientata alla qualità

Per preservare l’identità, la qualità metodologica e la coerenza politica della Rete, la valutazione delle nuove adesioni è affidata al Sottogruppo strategico e metodologico femminista e transfemminista. Questo organismo verifica che le organizzazioni richiedenti rispettino i criteri previsti e condividano i valori fondanti della Rete, assicurando così standard omogenei nell’accoglienza, nella presa in carico e nelle attività di prevenzione.

Una rete in continua crescita

Dalla sua costituzione nel 2023, la Rete ha progressivamente coinvolto università, Centri antiviolenza e organizzazioni presenti in diverse città italiane, creando un sistema di collaborazione sempre più esteso. Ne fanno parte realtà impegnate negli atenei di Bologna (con anche i campus di Rimini e Forlì), Torino, Roma, Pisa, Milano, Viterbo e da giugno 2026 anche Modena, con l’obiettivo comune di rendere l’università un luogo libero dalla violenza di genere, capace non solo di offrire sostegno alle persone che ne sono coinvolte, ma anche di promuovere una cultura fondata sul rispetto, sull’autodeterminazione e sull’uguaglianza. 

La Rete rappresenta oggi un punto di riferimento nazionale per mettere in connessione esperienze, competenze e pratiche, rafforzando la capacità delle università di prevenire la violenza, sostenere chi la subisce e contribuire al cambiamento culturale necessario per contrastarla in modo strutturale.

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