Casa delle donne per non subire violenza di Bologna aderisce allo sciopero femminista e transfemminista di lunedì 9 marzo indetto da Non una di meno in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna.
Lunedì, come ogni anno, dalle 9.30 le operatrici e volontarie della Casa saranno in piazza VIII Agosto con il proprio banchetto e nel corso della mattinata ci saranno diversi interventi al microfono. Tanti i temi di cui parlare: dal ddl Bongiorno all’aumento del numero di donne che si rivolgono ai cav, purtroppo non seguito da un conseguente aumento dei finanziamenti. In questo modo i centri antiviolenza si ritrovano sommersi di richieste ma con le stesse risorse, rischiando così di non riuscire più a rispondere con tempestività a tutte le donne che ne hanno bisogno. Senza contare che il prezioso lavoro delle operatrici è oggi scarsamente riconosciuto e mal retribuito. Alle 16 è previsto il trasferimento in piazza Maggiore, dove alle 17.30 partirà il corteo che, passando tra le vie della città, terminerà in piazza Lucio Dalla. Per un centro antiviolenza non è semplice scioperare, ma è uno dei pochi strumenti a disposizione per far sentire la propria voce e accendere i riflettori sulle difficoltà che operatrici e volontarie vivono ogni giorno e su un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a diminuire.
«Come ogni anno – le parole della presidente della Casa delle donne vittime di violenza di Bologna, Susanna Zaccaria – siamo orgogliose di partecipare allo sciopero indetto da Non una di meno e al corteo del pomeriggio. Si tratta di uno sciopero dal grande significato simbolico e sarebbe interessante, se fosse possibile, vedere cosa succede al mondo e alla società se tutte le donne si fermassero per un giorno. Come sappiamo l’8 marzo è un’occasione, insieme al 25 novembre, per fare il punto sulla condizione femminile e in generale su tutti i temi a noi cari».
I dati aggiornati al 31 dicembre 2025 ci dicono che lo scorso anno la Casa delle donne di Bologna ha accolto in totale 1039 donne che hanno subito violenza (728 quelle che si sono rivolte alla Casa per la prima volta e 311 erano già in percorso dagli anni precedenti), 49 in più rispetto all’anno scorso. A queste si aggiungono 27 donne vittime di tratta e grave sfruttamento inserite nei percorsi di protezione all’interno del settore Oltre la strada. Delle 1039 donne accolte, 940 si sono rivolte direttamente alla Casa, mentre 99 si sono affidate allo Sportello universitario contro la violenza di genere di via Ranzani 14. Le donne ospitate nelle case rifugio sono state 82 con 57 minori. Infine, delle 728 donne che si sono rivolte alla Casa per la prima volta e che hanno subito violenza, 482 sono italiane e 197 sono straniere, di 49 non si ha il dato.
«Sono numeri che fanno impressione – commenta Zaccaria – e, come ogni anno, sempre più in crescita. La cifra raggiunta nel 2025 spinge al limite la capacità del centro antiviolenza di dare risposte puntuali alle donne che si rivolgono a noi, a parità di finanziamenti e personale. Da un certo punto di vista non sappiamo se i numeri corrispondono a un aumento dei casi di violenza, certamente certificano che sempre più donne ci chiedono aiuto e si fidano delle risposte che riusciamo a dare. Voglio sottolineare che i numeri sono aumentati in tutti i settori di cui ci occupiamo e, soprattutto, porre l’attenzione sulle tante donne e ragazze che si sono rivolte allo sportello universitario. Il progetto con UniBo, per cui ringraziamo ancora una volta l’Alma Mater, continua a dimostrarsi molto efficace ed è un servizio di cui evidentemente c’era molto bisogno. Il nostro cav in via Massenzio Masia è fondamentale, ma è altrettanto importante andare nei luoghi e intercettare le donne anche al di fuori della nostra sede».